progetti Proiezione del documentario Kujenga Amani

jlavk · 27 Luglio 2026

In Tanzania lo scorso ottobre si sono tenute le elezioni generali e Samia Suluhu Hasan, già presidente in carica, è stata riconfermata con quasi il 98% dei voti. Abbiamo intervistato un membro del progetto Kujenga Amani nel paese, che ci ha condiviso le sue riflessioni e la propria esperienza personale.

In che modo Kujenga Amani può contribuire a ricostruire una società più resiliente?

«Sono orgoglioso di far parte di Kujenga Amani, uno dei pochi progetti transfrontalieri in Africa Orientale dedicati alla pace e alla sicurezza. Nelle comunità in cui abbiamo lavorato, in particolare nelle regioni di Tanga e Mtwara, le persone sono oggi più informate, responsabilizzate e capaci di affrontare i conflitti locali. Questo è stato possibile soprattutto grazie al lavoro con organizzazioni della società civile locali, che ci ha permesso di intervenire senza filtri e senza essere percepiti come attori esterni. Allo stesso tempo, gli eventi di ottobre mi hanno fatto riflettere su un limite del nostro intervento. A Dar es Salaam, dove ha sede CEFA, le proteste sono state particolarmente intense, e questo ha mostrato quanto sarebbe stato utile introdurre anche lì alcune attività di Kujenga Amani, come i club per la pace nelle scuole, il teatro comunitario e i dialoghi intercomunitari. Le aree urbane sono infatti il principale punto di riferimento per i giovani che cercano opportunità e costruiscono il proprio futuro, e per questo motivo vedo un forte potenziale per futuri interventi».

«Da mesi osservavo segnali di allarme simili a quelli visti in altri paesi dell’Africa orientale: aumento dei discorsi d’odio nei media, progressiva riduzione dello spazio democratico, maggiore mobilitazione giovanile sui social e una retorica sempre più aggressiva da parte dei leader del CCM. Ero particolarmente preoccupato per la sicurezza delle persone nella mia comunità, anche se non immaginavo questa intensità degli eventi. I giorni successivi sono stati emotivamente molto difficili, di incertezza totale: ogni mattina mi svegliavo senza sapere cosa sarebbe successo a me o alle persone a me vicine. Temevo anche che quanto stava accadendo potesse incrinare la storica reputazione della Tanzania come “isola della pace”. Per limitare la circolazione delle informazioni e l’organizzazione delle proteste, il governo ha sospeso l’accesso a Internet lasciando solo SMS e radio, e unicamente i media pubblici nazionali erano autorizzati a operare. Verificare le notizie era estremamente difficile. Nei primi giorni, ad esempio, ho ricevuto un messaggio che parlava di una presunta contaminazione dell’acqua pubblica a Dar es Salaam: senza Internet, controllare una simile informazione era quasi impossibile. Ho evitato di diffondere notizie non verificate e ho cercato invece di confermarle contattando direttamente amici e conoscenti. Nonostante ciò, la situazione è stata altamente stressante».

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